Morire di lavoro. In fondo al mareLa trentaduesima vittima è un o peraio sub di 59 annirimasto schiacciato al largo dell'ElbaÈ la s econda tragedia in pochi giorni in provincia diLivorno dopo quell a alle Acciaierie
di Luciano De Majo
Stavolta la morte bianca ha colpito al di là del canale. In mare, per la precisione. Dalle Acciaierie di Piombino la tragedia del lavoro si è spostata nelle acque che circondano l'isola d'Elba. Ieri mattina un sub di 59 anni è morto, schiacciato a 20 metri di profondità da un tubo che stava cercando di posizionare sul fondale. La vittima si chiamava Rodolfo Annicchiarico e viveva a Latina con moglie e figli. Era dipendente di una ditta di Caserta, la Technosub di Caserta, che aveva ricevuto dalla Comunità montana dell'Elba l'incarico di sistemare la tubazione per un lavoro di restauro delle condotte della rete fognaria. È ancora presto per capire come siano andati i fatti con precisione. Per tutta la giornata di ieri, nella sede della Capitaneria di Portoferraio i colleghi del sub hanno reso le loro testimonianze davanti ai militari impegnati nella ricostruzione della dinamica del tragico incidente. Per ora è possibile formulare solo ipotesi: secondo la più attendibile, Annicchiarico è rimasto schiacciato dal tubo che stava lentamente raggiungendo il fondo del mare, attraverso due galleggianti che, per cause che dovranno essere stabilite, hanno ceduto facendo precipitare la condotta. Il tubo che si stava immergendo e che doveva essere posizionato era lungo circa 50 metri, per un diametro di 50 cm, e pesava alcune tonnellate. Per l'uomo è stato praticamente impossibile liberarsi e tentare una via di fuga. La Procura livornese ha aperto un'indagine, affidata al sostituto procuratore Mario De Bellis, che ha disposto l'autopsia sul corpo del sub ed il sequestro di tutte le attrezzature del sub e del pontone attraverso il quale venivano effettuati i lavori. Fra i primi ad accorrere a Marina di Campo, il centro elbano più vicino al luogo dell'incidente, il presidente della Comunità montana Danilo Alessi con l'assessore Maria Grazia Mazzei. Anche il Comune di Portoferraio, la principale città dell'isola d'Elba, ha espresso il proprio cordoglio per la morte del sub. «Il dolore è particolarmente sentito dice il municipio di Portoferraio - in considerazione del fatto che era impegnato nella realizzazione di un'opera pubblica, peraltro di grande rilievo, quale la condotta sottomarina per lo smaltimento delle acque fognarie di Campo nell'Elba». E nel giorno in cui si registra la trentaduesima morte bianca dall'inizio dell'anno in Toscana, la Regione, attraverso l'assessore al Lavoro Gianfranco Simoncini, ha presentato due progetti per combattere l'altra grande piaga del lavoro sommerso. «Non è certo con la legge Bossi-Fini - ha spiegato - che si può pensare di governare il problema dell'immigrazione clandestina e di affrontare la piaga del lavoro nero. L'unico modo per affrontare una questione che assume, anche nella nostra regione, i caratteri drammatici del caporalato ed è spesso strettamente intrecciata con i problemi della sicurezza e della tutela della salute, è quello di far emergere ciò che, fino ad oggi, resta ancora in buona parte sommerso». Simoncini ha quindi ricordato che «la Regione ha attivato iniziative che puntano sulla formazione, sull'alfabetizzazione, l'accoglienza, strumenti per l'integrazione sociale e la stabilità occupazionale. È solo favorendo l'integrazione, infatti, che possiamo pensare di aggredire alla base fenomeni che si autoalimentano in una spirale perversa e difficilmente controllabile». In particolare, l'assessore ha ricordato due progetti, già finanziati per un milione e centomila euro, inseriti nel Patto per l'occupazione e lo sviluppo ed ha annunciato che la Regione ha deciso di avviare una ricerca per approfondire i contorni di un fenomeno a tutt'oggi sfuggente e difficile da definire e quantificare
28 maggio 2005 pubblicato nell'edizione di Firenze (pagina 1)
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