Giovane sub muore dopo 15 giorni di agonia
GROSSETO. È morto dopo un’immersione subacquea. È morto sul lavoro. Perché Moreno De Biase, 32enne diver grossetano, sott’acqua non ci andava per hobby vacanziero ma per guadagnarsi il pane. “Artigiani dell’acqua”, chiamano quelli come lui. Gente invisibile, che nel mondo invisibile degli abissi costruisce. Moreno nell’ambiente era conosciuto come uno dei più bravi. Per questo lo chiamavano da ogni parte d’Italia e non solo. Per questo era stato fra i protagonisti di una grande avventura come il recupero dei tesori del Polluce. Per questo il 13 aprile, alle 5 del pomeriggio, era immerso nelle acque del Garda, assoldato dalla ditta Sub Iper di Brescia per allestire un campo di boe da ormeggio voluto dal Comune di San Felice del Benaco.
Un lavoro semplice, quasi banale per uno come lui. Tre o quattro metri al massimo di profondità. E invece in quella “pozzanghera” Moreno De Biase ha trovato la morte. Un malore in acqua, l’asfissia, il coma e poi la fine, dopo due settimane di agonia. I medici del reparto di rianimazione dell’ospedale di Desenzano hanno decretato che non c’era più nulla da fare nella mattinata di giovedì. Ieri mattina il suo corpo, dopo l’autopsia è stato riconsegnato ai familiari. Il babbo Paolo, la mamma Raffaella, il fratello più giovane, Danilo, e Manuela, la fidanzata follonichese di Moreno, che sin dal giorno del drammatico malore sono saliti sul Garda per stare vicini giorno e notte al loro caro.
Proprio la madre, Raffaella Galluccio, insegnante a Grosseto, non ha resistito al dolore. Alla vista del corpo senza vita è crollata, tra le lacrime dei familiari e dei colleghi del figlio, giunti a portare l’estremo saluto all’amico. Intorno all’una di ieri il feretro è partito per Grosseto dove alle 15.30 di oggi, nella chiesa della Sacra Famiglia si celebreranno i funerali.
Sulla morte di Moreno De Blase, incidente sul lavoro, è aperta ovviamente un’inchiesta della magistratura. Il dramma, come detto, si è consumato il 13 aprile, verso le 17, nello specchio d’acqua antistante il porticciolo di San Felice del Benaco. Moreno lavorava a non più di quattro metri di profondità, in immersione probabilmente già da alcune ore. Aveva quasi finito, i compagni lo aspettavano sul gommone d’appoggio. D’improvviso gli stessi colleghi hanno visto bolle d’acqua salire in superficie. Hanno capito subito, si sono tuffati e hanno tirato su Moreno ormai privo di conoscenza. La pronta rianimazione dei sanitari del 118 riuscì in extremis a restituirgli il battito cardiaco e una flebile speranza di vita, spentasi 15 giorni dopo. Quasi certamente il giovane sub grossetano è rimasto vittima di una congestione intestinale, ma solo l’autopsia potrà chiarire con precisione che cosa abbia causato il malore e probabilmente se ci sono responsabilità legate al mancato rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro.
Ma ora è il momento del dolore. Straziante, quello di mamma Raffaella, che ieri sera all’obitorio del cimitero ha mozzato il fiato e lacerato i cuori dei tanti amici e conoscenti arrivati per stringersi alla famiglia.
Una famiglia conosciutissima, che da sempre abita in via della Serenissima. Come conosciutissimo a Grosseto era Moreno, nonostante ormai da diversi anni, seguendo la passione del diving, fosse emigrato all’Elba. Diplomato al liceo scientifico, in tanti lo ricordano bagnino a Castiglione, già catturato dal richiamo del mare. «Questa maledetta passione me l’ha portato via», ripeteva ieri sera disperata mamma Raffaella. Quella “maledetta” passione che Moreno aveva trasformato in un lavoro. Bello, difficile, a volte capace di uccidere.
Emilio Guariglia
Un lavoro semplice, quasi banale per uno come lui. Tre o quattro metri al massimo di profondità. E invece in quella “pozzanghera” Moreno De Biase ha trovato la morte. Un malore in acqua, l’asfissia, il coma e poi la fine, dopo due settimane di agonia. I medici del reparto di rianimazione dell’ospedale di Desenzano hanno decretato che non c’era più nulla da fare nella mattinata di giovedì. Ieri mattina il suo corpo, dopo l’autopsia è stato riconsegnato ai familiari. Il babbo Paolo, la mamma Raffaella, il fratello più giovane, Danilo, e Manuela, la fidanzata follonichese di Moreno, che sin dal giorno del drammatico malore sono saliti sul Garda per stare vicini giorno e notte al loro caro.
Proprio la madre, Raffaella Galluccio, insegnante a Grosseto, non ha resistito al dolore. Alla vista del corpo senza vita è crollata, tra le lacrime dei familiari e dei colleghi del figlio, giunti a portare l’estremo saluto all’amico. Intorno all’una di ieri il feretro è partito per Grosseto dove alle 15.30 di oggi, nella chiesa della Sacra Famiglia si celebreranno i funerali.
Sulla morte di Moreno De Blase, incidente sul lavoro, è aperta ovviamente un’inchiesta della magistratura. Il dramma, come detto, si è consumato il 13 aprile, verso le 17, nello specchio d’acqua antistante il porticciolo di San Felice del Benaco. Moreno lavorava a non più di quattro metri di profondità, in immersione probabilmente già da alcune ore. Aveva quasi finito, i compagni lo aspettavano sul gommone d’appoggio. D’improvviso gli stessi colleghi hanno visto bolle d’acqua salire in superficie. Hanno capito subito, si sono tuffati e hanno tirato su Moreno ormai privo di conoscenza. La pronta rianimazione dei sanitari del 118 riuscì in extremis a restituirgli il battito cardiaco e una flebile speranza di vita, spentasi 15 giorni dopo. Quasi certamente il giovane sub grossetano è rimasto vittima di una congestione intestinale, ma solo l’autopsia potrà chiarire con precisione che cosa abbia causato il malore e probabilmente se ci sono responsabilità legate al mancato rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro.
Ma ora è il momento del dolore. Straziante, quello di mamma Raffaella, che ieri sera all’obitorio del cimitero ha mozzato il fiato e lacerato i cuori dei tanti amici e conoscenti arrivati per stringersi alla famiglia.
Una famiglia conosciutissima, che da sempre abita in via della Serenissima. Come conosciutissimo a Grosseto era Moreno, nonostante ormai da diversi anni, seguendo la passione del diving, fosse emigrato all’Elba. Diplomato al liceo scientifico, in tanti lo ricordano bagnino a Castiglione, già catturato dal richiamo del mare. «Questa maledetta passione me l’ha portato via», ripeteva ieri sera disperata mamma Raffaella. Quella “maledetta” passione che Moreno aveva trasformato in un lavoro. Bello, difficile, a volte capace di uccidere.
Emilio Guariglia
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