PRECISAZIONE

Il blog raccoglie gli articoli che sono stati pubblicati in merito agli incidenti e presto cercheremo di raccolgiere quanto più materiale sia possibile per ricordare queste anime. Il blog NON GIUDICA IN ALCUN MODO CHI-COME e PERCHE'!

NON SCORDIAMOLI E SOPRATTUTTO DIAMO LORO UNA SECONDA VITA NEI NOSTRI RICORDI.

Con la speranza che siano, anche se già troppi, gli ultimi!!

sabato 29 dicembre 2012

LUIGI LONGO

Il sub morto a Marano nel 2004 usava il


Un tragico filo nero lega la morte dei due sub sloveni con la disgrazia che il 26 luglio del 2004 costò la vita a Luigi Longo, il 34enne sommozzatore professionista goriziano annegato nelle acque della laguna di Marano. Il tragico filo nero ha un nome e si chiama ”rebreather”. Si tratta di un’apparecchiatura messa a punto per scopi militari: impedisce l’emersione delle bolle d’aria.
Ma c’è un altro legame tra le due Tragedie del mare e a ricordarlo sono i genitori di Luigi, Orazio e Carmela Longo: «Mio figlio era un sommozzatore esperto e aveva ottenuto il brevetto nella miglior scuola esistente, quella di Marsiglia. Era stato addestrato nella Legione straniera e aveva lavorato nei mari di tutto il mondo. Quel giorno in laguna doveva eseguire per conto della ditta Geomar dei controlli sul tubone che porta in mare aperto i liquidi trattati dal depuratore. La disgrazia è avvenuta a una profondità di 14 metri. A tradirlo è stato il cattivo funzionamento proprio del rebreather che quel giorno usava per la prima volta. Quell’apparecchiatura proveniva dalla ditta Nicola Donda di Trieste, la stessa che ha fornito la stessa apparecchiatura ai subi deceduti a Trieste».
La morte di Luigi Longo aveva provocato l’apertura di un’inchiesta della magistratura. Dopo gli accertamenti la società Nicola Donda è uscita indenne. Assolto.
«Noi non abbiamo preso un centesimo di risarcimento dei danni - specifica il signor Orazio - . Vogliamo ribadire con chiarezza che l’apparecchiatura costata la vita a nostro figlio ci risulta essere fuori legge in molti stati europei. Da allora viviamo in uno stato di profondo dolore perché Luigi era il nostro unico figlio. Vorremmo incontrare le famiglie dei due sub sloveni scomparsi, ci piacerebbe poter fornire il nostro supporto in questo momento delicato anche in ambito legale. Nostro figlio è stato trattato senza il rispetto che meritava: le tre perizie eseguite da tre differenti professionisti, hanno fornito risultanti discordanti, non restituendoci la giustizia che ci attendevamo. Speriamo che la nostra denuncia non cada nel vuoto e che possa servire ad evitare nuove vittime».
(r.c. - il Piccolo)

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